Va de Bolero

LogoVa de Bolero è un progetto musicale che vuole recuperare, con slanci di modernità, il meglio della tradizione del bolero latinoamericano di metà del secolo scorso.

Il repertorio del gruppo include alcune delle più famose canzoni di questo genere musicale: “Aunque me cueste la vida”, “Historia de un amor”, “Piel canela”, “Contigo en la distancia”, “Besame mucho” sono solo alcuni dei titoli. Brani scritti e/o interpretati da icone della musica latinoamericana quali César Portillo, Lucho Gatica, Celia Cruz, Alberto Beltrán, Armando Manzaneros, Consuelo Velázquez, Leo Marini, o da storici gruppi come “La Sonora Matancera” e “Los Panchos”.

Il bolero è forse lo stile musicale che meglio descrive il romanticismo dei popoli latinoamericani. I testi ci raccontano le gioie e i dolori “del amor y del desamor” sostenuti da musiche impregnate di sensualità che portano inevitabilmente i corpi a ballare.

L’amore è il filo conduttore che accomuna i pezzi interpretati dai Va de Bolero. E dato che l’amore non ha confini il repertorio include altri pezzi latinoamericani e non solo, al di fuori della tradizione del bolero, i cui testi ci raccontano sempre l’emozione che l’ immedesimazione  tra due persone produce.

Il quartetto, i cui elementi provengono da diverse tradizioni culturali e musicali, si propone rappresentare la potenza di un incontro tra mondi diversi che aiuti ad assaporare meglio il presente!

Edda Pando, voce
Marco Franceschetti (Cesc), sax
Toti Pumpo, chitarra
Riccardo Vigorè, contrabbasso

Contatti: vadeboleromi@gmail.com

BOLERO (trad. italiana in fondo)

Julio cortazar

Qué vanidad imaginar
que puedo darte todo, el amor y la dicha,
itinerarios, música, juguetes.
Es cierto que es así:
todo lo mío te lo doy, es cierto,
pero todo lo mío no te basta
como a mí no me basta que me des
todo lo tuyo.

Por eso no seremos nunca
la pareja perfecta, la tarjeta postal,
si no somos capaces de aceptar
que sólo en la aritmética
el dos nace del uno más el uno.

Por ahí un papelito
que solamente dice:

Siempre fuiste mi espejo,
quiero decir que para verme tenía que mirarte.

Y este fragmento:

La lenta máquina del desamor
los engranajes del reflujo
los cuerpos que abandonan las almohadas
las sábanas los besos

y de pie ante el espejo interrogándose
cada uno a sí mismo
ya no mirándose entre ellos
ya no desnudos para el otro
ya no te amo,
mi amor.

Bolero

Che vanità immaginare
che posso darti tutto, l’amore e la felicità,
viaggi, musica, giocattoli.

Certo è così:

tutto quel che ho te lo do, certo,
ma tutto quel che ho non ti basta
come a me non basta
tutto il tuo.

Per questo non saremo mai
la coppia perfetta, la cartolina,
se non siamo in grado di accettare
che solo in aritmetica
il due nasce da uno più uno.

Perciò ecco un bigliettino
che dice solo:

Sei sempre stata il mio specchio,
Voglio dire che per vedermi devo guardare te.

E questo frammento:

La lenta macchina del disamore
gli ingranaggi del riflusso
i corpi che abbandonano i cuscini
le lenzuola i baci
e in piedi davanti allo specchio si domandano
ognuno a se stesso
e senza guardarsi
non nudi l’uno per l’altra
io non ti amo,
amore mio.

 

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